Written by  Sep 29, 2017 - 88 Views

Patrizia Rinaldi e "La Figlia Maschio"



Di premi ne ha vinti tanti Patrizia Rinaldi, eppure la sua voce cristallina trasmette quella semplicità composta soprattutto dall’amore per la scrittura. Amore per la parola.
Voce contemporanea legata alla sua terra e alle voci della sua terra, alla lettura che assorbe, che soddisfa sensi e curiosità: “Leggo tutto quello che mi ispira, non ho un genere” ispirazione come quotidianità, ispirazione che arriva dalla vita.
E succede così. Succede che hai bisogno di raccontare. Siamo fatti di sfumature, le cerchiamo ce le dipingiamo addosso. Succede che abbiamo bisogno di mettere nero su bianco quello che avvertiamo, un’impellenza che sottolinea l’autrice “non è quasi mai autobiografia” e ci raccontiamo tenendoci in angoli, mettendo parte di noi, senza esserci. Senza Esserci. Come le tante bambine, ragazze, donne fantasma, immerse in questa storia.
“La figlia maschio” di Patrizia Rinaldi è un coro a quattro voci che si intrecciano, voci che legano due terre lontane, un viaggio che dalla Cina porterà un carico di vita senza vita quasi. Nasce da una verità, si muove con la forza di quell’empatia che è parte dello scrittore. Dal racconto di un viaggio, una sera d’inverno. Una lunga chiacchierata, una voce amica che sposta il confine del tempo e dello spazio e apre quello spazio al ricordo di una bambina senza identità, una delle tante ex bambine fantasma, in luoghi in cui la discendenza era considerata solo se maschile, le donne neanche venivano denunciate all’anagrafe. E il ricordo lascia la realtà e si infila in quel racconto che resta tra le pagine, tra le dita dell’autrice. E immagini Patrizia in ascolto, lei nelle parole immersa da sempre; il suo romanzo, frutto di partecipazione e studio, l’attenzione al suono di una frase, la caratterizzazione di ogni personaggio. E incrociamo Marino, voce narrante, imprenditore macchiato di crimine, il suo ritorno dalla Cina è pieno del carico della sua merce squallida, carne umana, che soddisfa il suo bisogno monco, di uomo infilato nella claustrofobica finta purezza di un matrimonio bianco, così vero, così attuale. Distopico. Ma è veramente tutto così impuro? Veramente così crudele o non sarà semplicemente un uomo che si risveglia ed offre una seconda possibilità… E lei, sua moglie Felicita, in quiete complice, come assopita e rassegnata, colpevole dei suoi silenzi fino al desto bisogno di avere voce, forza per liberarsi, sarà soltanto una moglie vittima o anche lei la dimostrazione che non esiste una unica e sola verità….Sergio anche lui a suo modo testa bassa, la rialzerà con la spinta dell’amore per lei, per Na, donna senza identità, corpo mosso da un mondo all’altro a rispondere, senza parlare, all’istinto primordiale di un bisogno… Lei preda, coverà l’urgenza di salvarsi, tramutandosi in spietata predatrice. Ed ecco che forse a suo modo ogni voce cerca la sua salvezza. Ogni voce può essere un punto di vista unico, un tutto e il suo contrario. “E nessun assolto” Sottolinea la mano del romanzo. Le chiediamo di raccontarsi e raccontarcene in parte.

Patrizia, come è stata concepita questa “Figlia maschio”?

Nasce dall’incontro di circostanze. Mentre riflettevo sulle identità frammentate, una persona cara è tornata da un lungo viaggio in Cina. Mi ha raccontato di una ex bambina fantasma, una di quelle bambine mai denunciate all’anagrafe per la legge del figlio unico in vigore fino a un paio di anni fa: era possibile avere un solo figlio e tanti preferivano il maschio. Secondo conteggi recenti, tra infanticidi, aborti selettivi e mancata denuncia, la popolazione maschile era in soprannumero di milioni di unità. Ho sentito l’esigenza di partire da questo dato terribile, per raccontare di temi solo in apparenza opposti: la schiavitù sessuale e il matrimonio bianco; identità assenti e multiple; la vita da preda e la sua rivoluzione; i dogmi ideologici e la fallibilità delle certezze; paternità rifiutata e incesto; il bene materno di salvezza e indebolimento; l’estraniamento e l’appartenenza; l’amore carnale e la tregua per i disamorati.

Che tipo di romanzo è?
Non riesco a definire con precisione la casella in cui sta questo romanzo o dovrebbe stare. Forse perché, come ho detto, i nuclei narrativi sono in apparente contrasto. Mi ha interessato lo studio e la narrazione dei quattro personaggi e delle loro voci, il cambiamento che provoca in tutti un viaggio che nasce come vacanza tipica e che diventa una vera rivoluzione di abitudini e di segreti. Mi ha interessato, come sempre mi accade, il linguaggio, la forza delle parole che devono piegarsi a personalità diverse, ma che dovrebbero mantenere un unico stile. Spero di esserci riuscita.

Quanto c’è e quanto invece si mette da parte l’autore
Non so misurare quanto e dove mi metta da parte. A me piace raccontare una storia che si allontani da esclusivi spunti autobiografici. Riconosco reali i sentimenti, le motivazioni, lo studio, ma anche l’ingovernabilità che sorprende me per prima ha un forte peso.

Ci si immerge e si immagina lo scrittore distaccato dalla realtà…
Non vorrei permettermi di sfatare miti, ma la scrittura di un romanzo dura anche anni, e non scelgo di isolarmi da tutto il resto. Se scrivo, sono là, ma poi i giorni chiedono pure altro.

Lo scrittore da film…
Un cliché in cui non mi riconosco. Forse perché sono arrivata alle pubblicazioni tardi, non lo so, comunque il contingente mi aveva già addomesticata. La purezza della torre eburnea non mi riguarda.

C’è un autore che preferisce…
Amo Elsa Morante, Anna Maria Ortese, Silvina Ocampo. Mi fermo, la lista sarebbe troppo lunga. Mi piacciono i classici e molte autrici e autori contemporanei. Cerco di leggere il più possibile gli scrittori della mia terra. Sono legata alle buone letture così dette per ragazzi che naturalmente sono per tutti. Mi piacciono i noir, seguo tutte le uscite di Carlotto, per esempio. Leggo i fumetti e i saggi. Non ho paletti precisi quando scrivo e neanche quando leggo.
Il fascino delle parole è una costante anche nella quotidianità; la voce, il modo di mettere insieme la frase, i toni e altri fattori legati al dire sono le prime parti di una persona che noto. Destano la mia curiosità.

E le parole scelte accuratamente lasciano impronte indelebili, in questo romanzo ancora di più.

“La figlia Maschio” di Patrizia Rinaldi
Edizioni e/o
pp. 176

L’autrice presenterà il suo romanzo “La figlia Maschio” questo Venerdì 29 settembre ore 18.00 alla Biblioteca Comunale Corso Umberto I Pomigliano D’Arco (Na).
Insieme a lei La giornalista Francesca Cantini
La direttrice Editoriale Sinnos Della Passarelli.
Le letture saranno a cura di Pasquale Avallone e Domenica De Falco (Centro Leggimi Forte).

“A tr­atti è quasi un gial­lo con dei colpi di scena imprevedibili. “Storie nella storia” che Patriz­ia ha tessuto sap­ientemente dando a tutto una continuità, facendo sì che il lettore si senta par­te degli avvenimenti, al punto tale da non poter fare a meno di non arrivare alla fine” Pasquale Avallone.
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