Maradona, la mostra. Il Mito.

«Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.»

Il 5 luglio 1984 la presentazione ufficiale al San Paolo di Diego Armando Maradona regalava la prima delle molteplici emozioni che per sette anni il Pibe de Oro avrebbe regalato a Napoli.

Provare a chiedere ad un tifoso che cosa ha saputo rappresentare per il calcio Diego Armando Maradona significa aspettarsi le parole più immense o il silenzio più assoluto in attesa che queste parole si possano definire. Perché definire un calciatore come Maradona, ricordando il suo percorso, non è cosa facile. Le emozioni regalate con un calcio tanto scenografico e raro da andare oltre e lasciare un segno difficilmente imitabile, sono talmente forti, che quella Mano de Dios si può dire abbia cambiato al suo passaggio, ogni idea del calcio stesso. Maradona era già un calciatore formidabile, uno che con la maestria ci nasceva e forse come lui, dopo di lui in pochi avrebbero potuto sfoggiare quella naturale propensione che faceva del suo gioco uno spettacolo. Nasceva come si nasce con un dono, croce e delizia da mettere in pratica con caparbietà, con le possibilità da strappare col sudore e la fatica conquistandosi quella notorietà che ti cambia la vita, e sebbene data e ora corrispondessero a un diverso momento e un luogo lontano, Diego Armando Maradona che veniva al mondo in una provincia di Buenos Aires ufficialmente nel 1960, nasceva nuovamente davanti a quelle ottantamila persone che al San Paolo ne videro l’iniziazione che lo avrebbe consacrato a mito in quel 1984, quando con la maglia azzurra sollevava il cuore dei suoi tifosi, collocandolo in alto, da dove nessuno avrebbe potuto scardinarlo. Rappresentava gli anni del riscatto sull’egemonia di chi dominava facendo il bello e il cattivo tempo, oltrepassava le ragioni del calcio imponendosi nel cuore dei napoletani con una fermezza rimasta immutata nel tempo.
Il mito rivivrà tra tifosi e appassionati questa domenica 25 marzo nel centro antico di Napoli con «10, la Maglia» rassegna a cura di Luigi Crispino in cui tra le maglie indossate, vissute, raccolte collezionate, si tornerà a raccontare quel numero dieci, destinato ad un solo giocatore e per l’occasione mostrato grazie al supporto del grande collezionista Enzo D’Orta e gli scatti fotografici del maestro Sergio Siano che percorreva il campo fermando immagini diventate poi leggenda. Dieci maglie, dieci scatti, in Salumeria Upnea si potrà rivivere dalle 18.30 alle 19.30 insieme a giornalisti e personaggi che quegli anni hanno conosciuto da vicino, il percorso del ragazzo d'oro a Napoli, e fino alle 23.30 seguire la mostra fotografica dove negli sguardi, nella stanchezza mai arresa, nella forza, in ogni espressione colta magnificamente da Siano, si ripercorrerà con quell'emozione mai sopita, i momenti esaltanti di un calcio mai più visto così.

Domenica 25 marzo in Salumeria Upnea accompagnati dall’ospitalità di Luigi Crispino la musica di Dino Erre, il mito avrò il suo "ritorno a casa".

“10, la Maglia”. Salumeria Upnea
Via San Giovanni Maggiore Pignatelli 34/35 Napoli
25 marzo-8 aprile 2018

"50+1" Luisa Corcione. L'anima nella pittura.

Luisa Corcione, classe ‘85 vive e lavora a Napoli, studia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, indirizzo pittura e al politecnico di Valencia, lavora per il teatro, cura spettacoli che uniscono la danza, la scultura, collabora con artisti internazionali, vince premi, espone in Italia e all’estero. Luisa ha due sorelle Anna e Rosaria, belle come lei, artiste come lei, tutt’e tre sembrano venire fuori dalle pagine di una favola, in bilico tra fantasia e realtà. Questi, parte dei suoi tratti biografici, tutto il resto lo raccontano i suoi occhi. Profondissimi, quasi timidi, la sua voce, che rivela, poi si ferma, commossa e commovente, le sue mani, che incrocia, intreccia, mentre osserva le sue creature. Il suo, il primo dei progetti artistici ad essere esposto in questo luogo non convenzionale “fuori dai circuiti consueti” come sottolinea lei stessa, il ristorante Salumeria Upnea, nel cuore pulsante del centro storico di Napoli. I curatori delle esposizioni Luigi Crispino e Sergio Siano, (due maestri, uno nel campo della ristorazione socio titolare dell’Upnea, l’altro fotoreporter del quotidiano “Il Mattino”) collaborano insieme da anni, daranno spazio a quello rappresenterà il collante tra l’arte gastronomica e l’arte figurativa. Aprono proprio con l’artista, il primo di tanti appuntamenti che mostrerà l’arte in tutte le sue sfaccettature, perché la bellezza varca ogni confine, appartiene a tutti, può esistere anche fuori dalle gallerie, tra la gente.
Tra questi vicoli che fremono di tante iniziative, nella serata di domenica 12 novembre in tanti hanno scelto di partecipare alla prima delle mostre, la toccante “50+1” di Luisa Corcione. Sono cinquantuno tele raffiguranti donne e bambine cinesi, nell’accogliente Upnea ne sono esposte undici, tutte con una vita profondissima dentro. Tutte nate dalla volontà dell’artista di ricordare, quasi esorcizzare, un fatto terribile accaduto nel 2011, il giorno in cui un incidente ferroviario ancora avvolto nel mistero sulla dinamica, tolse la vita a tante anime nella tratta di Hangzhou-Wenzhou, in Cina. Tra queste anime quella di Assunta Liguori 23 anni per sempre, da allora. La sua famiglia, tra le facce rapite dalle parole di Luisa, scorta tra gli altri, riapre ricordi, ferite, e Luisa si commuove raccontando il suo progetto riempiendo di ulteriore intensità un momento già pieno di pathos.
“Quelle che vedete sono undici tele parte del progetto a cui ho lavorato dal 2011 da quando ha perso la vita Assunta. E’ un ricordo di quel momento, un omaggio a lei. Dal punto di vista tecnico erano miei disegni da bambina riproposti. I colori sono quelli dell’adolescenza” Dice. “E’ un progetto che nasce perché credo che un artista abbia il dovere di raccontare. Volevo riportare della tragedia, perché non sappiamo ancora la verità, sull’incidente, e ricordare. L’ho portato qui, perché questo è un luogo molto frequentato, mi faceva piacere che le persone potessero fruire di questo progetto che non poteva essere rinchiuso. Volevo che queste anime stessero insieme agli altri.” E in tanti si muovono nella penombra di un luogo di suggestiva bellezza, accogliente e caloroso, che le tele sulle pareti di tufo, con l’odore tipico della pittura che sa raccontare a chi sa accostarsi, riempiono di ulteriore intensità. Luisa accoglie, stringe mani, ricorda che parte dei ricavati dalla vendita delle opere sarà devoluto all’associazione “Sissy continua a Sorridere”, e che il suo lavoro attraverso la proiezione di un video racconterà i personaggi che vede e riporta, lasciandoli andare dalla tela alle tavole di un teatro. Alla vita. Perché l’arte oltrepassa qualche volta l’arte stessa.
“Volevo che questo lavoro, arrivasse a tutti, così, sono stata felice di accettare di esporre in questo luogo, un luogo tanto frequentato. Credo che queste undici anime stiano bene qui.”
Anime che abbracciano la sua madre creatrice, in un continuo scambio di emozioni. Vere e fortissime.

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